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una hit chiamata Santiago

Parlare di una singola traccia apre delle porte che le catene che la legano all’album chiudono automaticamente. Si presuppone una decontestualizzazione da eventuali lavori omogenei da cui…

Pineda, le nuove squame di Moltheni

Umberto Giardini, a.k.a. Moltheni, ha deciso di darci un taglio con il singer/songwriting. Almeno per adesso. Scelta dettata dalla volontà di reinventarsi dopo la saturazione artistica…

“Bay to Breakers”, corsa da pazzi

SAN FRANCISCO – Alcol, droga e rock’n’roll. Alle 8 di mattina di una domenica di maggio San Francisco si trasforma, rovesciando la sua anima più beat, liberal ed underground nelle sue…

La Peggio Gioventù, vol. 1

Il successo italiano, questo sconosciuto

Questione di lenti. Negli States usano il microscopio, e ciò che è piccolo appare grande. Noi usiamo il binocolo e guardiamo loro, e ci sembra…

The Passenger trasloca in pianta stabile

Dear readers,

è arrivato il momento di dire addio a “The Passenger”, una colonna che ha avuto un piccolo discreto successo soprattutto grazie a voi. Vi state strappando i capelli? Fermatevi! Il viandante, con valigie e post, si trasferisce su http://mixtape.it/ . Poi, oltre lo schermo, è in California. See ya there!

Loads of love,

Fabrizio De la Rose

La rivoluzione è finita, scrisse cosi’.

La rivoluzione è finita. I riottosi sono stati abbattuti dai cecchini stranieri. Nonostante la grandissima partecipazione popolare a settimane di proteste, il regime è rimasto saldo in…

La rivoluzione è finita, scrisse cosi’.

La rivoluzione è finita. I riottosi sono stati abbattuti dai cecchini stranieri. Nonostante la grandissima partecipazione popolare a settimane di proteste, il regime è rimasto saldo in carica al potere. No, non sto descrivendo una realtà parallela, dove Gheddafi è supportato dalla “coalizione dei volenterosi”, ma il triste epilogo di ciò che sta avvenendo nel cuore del Medio-Oriente, in Bahrain.

Il Bahrain è un arcipelago lanciato nel Golfo Persico, tra
Arabia Saudita (collegato ad essa addirittura via terra da una superstrada) ed Iran. Un po’ come quei paesi che esistono solo nei fumetti, il Bahrein è uno stato relativamente piccolo, popolato da appena poco più di 1 milione di abitanti e molto ricco. La scoperta del petrolio negli anni ‘30 ha trainato la crescita economica della nazione fino agli anni ‘80, dando poi spazio ad una grandissima espansione nel settore bancario. Nel gennaio 2006 le Nazioni Unite hanno individuato il Bahrein come la nazione araba dalla crescita più veloce.  Il 12 marzo dello stesso anno Fernando Alonso saltava come un bambino felice sul podio del Bahrain International Circuit, sprizzando champagne sulla folla di baffuti emiri.

Cinque anni dopo, invece, a rimanere per terra nella capitale Manama è il sangue versato dai manifestanti. Cos’è andato storto? In Bahrein, come in tanti altri stati arabi, i cittadini seguono diversi orientamenti dell’Islam. In questo caso però la suddivisione è netta. Il 70% dei bahreniani è scita, mentre il 30% è sunnita. Il sorridente Re del Bahrein, Hamad bin Isa Al Khalifa è sunnita, cosi’ come tutto il suo entourage, la classe dirigente ed il ceto benestante. “Alla grande parte della popolazione – scrive Hossein Askari, professore di Affari Internazionali alla George Washington University- sono negate moderne infrastrutture, ospedali, educazione, lavoro, ricchezza e molti altri privilegi riservati esclusivamente ai sunniti”.

Il 14 febbraio, presa coscienza di quello che stava avvenendo nel resto del mondo arabo, il popolo scita ha fatto sentire la sua voce partecipando in massa a manifestazioni volte a chiedere riforme democratiche al monarca. Dopo alcuni giorni di mobilitazione permanente, Al Khalifa, invece di accomodare le richieste del popolo, ha assoldato mercenari stranieri ed ordinato di reprimerle nel sangue, causando migliaia di feriti e un numero imprecisato di morti ( per ora i numeri si aggirano sulle decine). Questi scontri hanno dato vita ad una reazione ancora più forte da parte dei manifestanti e ad intervenire in aiuto del Re bahraniano è stata l’Arabia Saudita, che ha inviato 1500 forze armate sull’arcipelago, stabilizzando la situazione. Un centinaio di sunniti hanno protestato pacificamente negli Emirati ma sono stati arrestati e, alcuni, torturati. Dove sono gli Stati Uniti in tutto questo? A poche centinaia di metri… dove è situato uno strategico comando navale americano. I radar sono tutti puntati in direzione Terhan.

Il 19 marzo, sotto il silenzio diplomatico internazionale, ad essere invitati al tavolo di Parigi dove si discuteva la questione libica, sono stati anche gli emissari degli Emirati Uniti. Gli Usa, infatti, richiedevano “il supporto del popolo arabo”. A protestare veemente contro le violenze verso i civili bahreniani è stato solo L’Iran, la cui maggioranza di popolazione è sciita.

“Quando la comunità internazionale quasi unanimemente dice che c’è una possibile crisi umanitaria, che un leader ha perso la sua legittimità e usa l’esercito sulla propria gente, non possiamo rimanere con parole vuote, ma dobbiamo intraprendere delle azioni concrete”. Musica e parole di Barack Obama.

Il Bahrein però è condannato a rimanere una sanguinosa eccezione.  Emirati Arabi e  il Re del Bahrein sono forti alleati di Obama e Co. e non c’è alcuna ragione ( se non gli stessi ideali che si spargono tramite tubi catodici in giro per il mondo) per intervenire. Le conseguenze però, sono tutte da scoprire. Se i media occidentali non spingono su questa notizie ( se cerchi Bahrein su Google ti ritrovi notizie sulla Formula 1), quelli arabi lo fanno eccome. Il virus dell’ambivalenza americana ed europea è ormai visibile nella rete.
Insomma, se il tuo dittatore è brutto e minaccioso, hai qualche possibilità  di avere un futuro. Se invece gli piacciono le macchine sportive e gioca a golf con le persone giuste, è meglio che stai a casa a giocare al videogame più figo degli ultimi 150 anni: Gioventù Ribelle .

Happy Italia Day

Cara Italia,
ti scrivo. Centocinquanta anni sono passati da quando tra lacrime, sangue e fango sei nata, in una stretta di mano tra un condottiero con la barba da vichingo e…

Happy Italia Day

Cara Italia,
ti scrivo. Centocinquanta anni sono passati da quando tra lacrime, sangue e fango sei nata, in una stretta di mano tra un condottiero con la barba da vichingo e un baffuto re. La mattina di centocinquanta anni fa Vittorio Emanuele II ha alzato e mostrato fiero la Corona di Re d’Italia, con la stessa foga di Cannavaro sul tetto di Berlino nel 2006. Oggi, sono passati centocinquanta anni che siamo fratelli d’Italia. Ed io, in questo momento, vorrei battere il petto fiero, fiero di essere parte di questa famiglia. Purtroppo però, il babbo degli Italiani è il presidente del Milan e si dia il caso che io tifi un’altra squadra. I giovani fratelli d’Italia che crescono oggi nel bel paese guardano il proprio padre circondarsi di escort (esatto, belle macchine) ministri attraenti e alleati patrioti, come ad esempio il padre del Trota. Quanti sono stati adottati?

Cara Italia,
una volte mi disse un uomo saggio che gli anniversari delle grandi nazioni servono a fare i conti con il proprio passato. Ancora oggi non sappiamo cosa successe nel Risorgimento. Le casse del Regno di Napoli erano piene? Erano vuote? Il periodo del “brigantaggio” è stata guerra civile o semplicemente un problema di ordine pubblico? In quei mesi fosti unita o semplicemente azzeccata con un po’ di resina ottocentesca?

Cara Italia,
se non sai raccontarci come sei nata, come puoi dirci dove ci porterai? Centocinquanta anni oggi. Ma domani? Il domani è fatto di carne e sangue. Il tuo domani sono io e quelle migliaia di ventenni Mameli, da Catanzaro ad Eboli, passando per Napoli, Roma, Firenze Milano e Torino. E anche Battiglia, Erba ( la preferita di Vespa), Caiazzo e Telese. Per noi oggi, il futuro è la certezza di vivere peggio dei nostri genitori. Per noi oggi, il futuro è la certezza di vedere troie e nani ballerini svettare sulle graduatorie di ogni campo. Per noi oggi, il futuro è la certezza di non avere certezze.

Cara Italia,
oggi sfoggiamo il tricolore dai nostri divani. Il paese catodico. Stappiamo spumante e ci ingozziamo di lasagne, polenta, pizze fritte e tiramisù. Poi ce ne andiamo a dormire, che bisogna riposare, bisogna tornare alla nostra routine, che ancora si deve capire se la Ventura e Bettarini stanno ancora insieme, aspè ma non era Corona? Io invece no. Io, come molti altri fratelli d’Italia, sono scappato dal Regno. Niente mozzarelle per me, nemmeno una fetta di cassata (ah, la cassata).  Oggi io guarderò questo cielo straniero e mi chiederò se il mio esilio volontario sia stata una scelta o meno. Oggi, qualcuno leggerà queste righe e penserà, “stai bene dove stai”. Oggi qualcuno guarderà il tuo cielo e lo odierà di un odio nero.

Cara Italia,
nonostante tutto, ti faccio i miei più sinceri auguri. Stai attenta però, hai una pistola puntata alla tempia. E’ azzurra, il tuo colore preferito, con un bel fazzoletto verde annodato sul grilletto.  Aspetta, punta solo alle gambe. Solo al piede del tuo stivale. Bang.

Il paese è reale

Hipsters, proiettili e Madonne di plastica

Ogni giorno carico la mia borsa di tecnologia, matite e carta. Destinazione San Francisco, Mission District. Esco dalla metropolitana, schivo un paio di barboni…

una hit chiamata Santiago

Parlare di una singola traccia apre delle porte che le catene che la legano all’album chiudono automaticamente. Si presuppone una decontestualizzazione da eventuali lavori omogenei da cui…

Pineda, le nuove squame di Moltheni

Umberto Giardini, a.k.a. Moltheni, ha deciso di darci un taglio con il singer/songwriting. Almeno per adesso. Scelta dettata dalla volontà di reinventarsi dopo la saturazione artistica…

“Bay to Breakers”, corsa da pazzi

SAN FRANCISCO – Alcol, droga e rock’n’roll. Alle 8 di mattina di una domenica di maggio San Francisco si trasforma, rovesciando la sua anima più beat, liberal ed underground nelle sue…

La Peggio Gioventù, vol. 1

Il successo italiano, questo sconosciuto

Questione di lenti. Negli States usano il microscopio, e ciò che è piccolo appare grande. Noi usiamo il binocolo e guardiamo loro, e ci sembra…

The Passenger trasloca in pianta stabile

Dear readers,

è arrivato il momento di dire addio a “The Passenger”, una colonna che ha avuto un piccolo discreto successo soprattutto grazie a voi. Vi state strappando i capelli? Fermatevi! Il viandante, con valigie e post, si trasferisce su http://mixtape.it/ . Poi, oltre lo schermo, è in California. See ya there!

Loads of love,

Fabrizio De la Rose

La rivoluzione è finita, scrisse cosi’.

La rivoluzione è finita. I riottosi sono stati abbattuti dai cecchini stranieri. Nonostante la grandissima partecipazione popolare a settimane di proteste, il regime è rimasto saldo in…

La rivoluzione è finita, scrisse cosi’.

La rivoluzione è finita. I riottosi sono stati abbattuti dai cecchini stranieri. Nonostante la grandissima partecipazione popolare a settimane di proteste, il regime è rimasto saldo in carica al potere. No, non sto descrivendo una realtà parallela, dove Gheddafi è supportato dalla “coalizione dei volenterosi”, ma il triste epilogo di ciò che sta avvenendo nel cuore del Medio-Oriente, in Bahrain.

Il Bahrain è un arcipelago lanciato nel Golfo Persico, tra
Arabia Saudita (collegato ad essa addirittura via terra da una superstrada) ed Iran. Un po’ come quei paesi che esistono solo nei fumetti, il Bahrein è uno stato relativamente piccolo, popolato da appena poco più di 1 milione di abitanti e molto ricco. La scoperta del petrolio negli anni ‘30 ha trainato la crescita economica della nazione fino agli anni ‘80, dando poi spazio ad una grandissima espansione nel settore bancario. Nel gennaio 2006 le Nazioni Unite hanno individuato il Bahrein come la nazione araba dalla crescita più veloce.  Il 12 marzo dello stesso anno Fernando Alonso saltava come un bambino felice sul podio del Bahrain International Circuit, sprizzando champagne sulla folla di baffuti emiri.

Cinque anni dopo, invece, a rimanere per terra nella capitale Manama è il sangue versato dai manifestanti. Cos’è andato storto? In Bahrein, come in tanti altri stati arabi, i cittadini seguono diversi orientamenti dell’Islam. In questo caso però la suddivisione è netta. Il 70% dei bahreniani è scita, mentre il 30% è sunnita. Il sorridente Re del Bahrein, Hamad bin Isa Al Khalifa è sunnita, cosi’ come tutto il suo entourage, la classe dirigente ed il ceto benestante. “Alla grande parte della popolazione – scrive Hossein Askari, professore di Affari Internazionali alla George Washington University- sono negate moderne infrastrutture, ospedali, educazione, lavoro, ricchezza e molti altri privilegi riservati esclusivamente ai sunniti”.

Il 14 febbraio, presa coscienza di quello che stava avvenendo nel resto del mondo arabo, il popolo scita ha fatto sentire la sua voce partecipando in massa a manifestazioni volte a chiedere riforme democratiche al monarca. Dopo alcuni giorni di mobilitazione permanente, Al Khalifa, invece di accomodare le richieste del popolo, ha assoldato mercenari stranieri ed ordinato di reprimerle nel sangue, causando migliaia di feriti e un numero imprecisato di morti ( per ora i numeri si aggirano sulle decine). Questi scontri hanno dato vita ad una reazione ancora più forte da parte dei manifestanti e ad intervenire in aiuto del Re bahraniano è stata l’Arabia Saudita, che ha inviato 1500 forze armate sull’arcipelago, stabilizzando la situazione. Un centinaio di sunniti hanno protestato pacificamente negli Emirati ma sono stati arrestati e, alcuni, torturati. Dove sono gli Stati Uniti in tutto questo? A poche centinaia di metri… dove è situato uno strategico comando navale americano. I radar sono tutti puntati in direzione Terhan.

Il 19 marzo, sotto il silenzio diplomatico internazionale, ad essere invitati al tavolo di Parigi dove si discuteva la questione libica, sono stati anche gli emissari degli Emirati Uniti. Gli Usa, infatti, richiedevano “il supporto del popolo arabo”. A protestare veemente contro le violenze verso i civili bahreniani è stato solo L’Iran, la cui maggioranza di popolazione è sciita.

“Quando la comunità internazionale quasi unanimemente dice che c’è una possibile crisi umanitaria, che un leader ha perso la sua legittimità e usa l’esercito sulla propria gente, non possiamo rimanere con parole vuote, ma dobbiamo intraprendere delle azioni concrete”. Musica e parole di Barack Obama.

Il Bahrein però è condannato a rimanere una sanguinosa eccezione.  Emirati Arabi e  il Re del Bahrein sono forti alleati di Obama e Co. e non c’è alcuna ragione ( se non gli stessi ideali che si spargono tramite tubi catodici in giro per il mondo) per intervenire. Le conseguenze però, sono tutte da scoprire. Se i media occidentali non spingono su questa notizie ( se cerchi Bahrein su Google ti ritrovi notizie sulla Formula 1), quelli arabi lo fanno eccome. Il virus dell’ambivalenza americana ed europea è ormai visibile nella rete.
Insomma, se il tuo dittatore è brutto e minaccioso, hai qualche possibilità  di avere un futuro. Se invece gli piacciono le macchine sportive e gioca a golf con le persone giuste, è meglio che stai a casa a giocare al videogame più figo degli ultimi 150 anni: Gioventù Ribelle .

Happy Italia Day

Cara Italia,
ti scrivo. Centocinquanta anni sono passati da quando tra lacrime, sangue e fango sei nata, in una stretta di mano tra un condottiero con la barba da vichingo e…

Happy Italia Day

Cara Italia,
ti scrivo. Centocinquanta anni sono passati da quando tra lacrime, sangue e fango sei nata, in una stretta di mano tra un condottiero con la barba da vichingo e un baffuto re. La mattina di centocinquanta anni fa Vittorio Emanuele II ha alzato e mostrato fiero la Corona di Re d’Italia, con la stessa foga di Cannavaro sul tetto di Berlino nel 2006. Oggi, sono passati centocinquanta anni che siamo fratelli d’Italia. Ed io, in questo momento, vorrei battere il petto fiero, fiero di essere parte di questa famiglia. Purtroppo però, il babbo degli Italiani è il presidente del Milan e si dia il caso che io tifi un’altra squadra. I giovani fratelli d’Italia che crescono oggi nel bel paese guardano il proprio padre circondarsi di escort (esatto, belle macchine) ministri attraenti e alleati patrioti, come ad esempio il padre del Trota. Quanti sono stati adottati?

Cara Italia,
una volte mi disse un uomo saggio che gli anniversari delle grandi nazioni servono a fare i conti con il proprio passato. Ancora oggi non sappiamo cosa successe nel Risorgimento. Le casse del Regno di Napoli erano piene? Erano vuote? Il periodo del “brigantaggio” è stata guerra civile o semplicemente un problema di ordine pubblico? In quei mesi fosti unita o semplicemente azzeccata con un po’ di resina ottocentesca?

Cara Italia,
se non sai raccontarci come sei nata, come puoi dirci dove ci porterai? Centocinquanta anni oggi. Ma domani? Il domani è fatto di carne e sangue. Il tuo domani sono io e quelle migliaia di ventenni Mameli, da Catanzaro ad Eboli, passando per Napoli, Roma, Firenze Milano e Torino. E anche Battiglia, Erba ( la preferita di Vespa), Caiazzo e Telese. Per noi oggi, il futuro è la certezza di vivere peggio dei nostri genitori. Per noi oggi, il futuro è la certezza di vedere troie e nani ballerini svettare sulle graduatorie di ogni campo. Per noi oggi, il futuro è la certezza di non avere certezze.

Cara Italia,
oggi sfoggiamo il tricolore dai nostri divani. Il paese catodico. Stappiamo spumante e ci ingozziamo di lasagne, polenta, pizze fritte e tiramisù. Poi ce ne andiamo a dormire, che bisogna riposare, bisogna tornare alla nostra routine, che ancora si deve capire se la Ventura e Bettarini stanno ancora insieme, aspè ma non era Corona? Io invece no. Io, come molti altri fratelli d’Italia, sono scappato dal Regno. Niente mozzarelle per me, nemmeno una fetta di cassata (ah, la cassata).  Oggi io guarderò questo cielo straniero e mi chiederò se il mio esilio volontario sia stata una scelta o meno. Oggi, qualcuno leggerà queste righe e penserà, “stai bene dove stai”. Oggi qualcuno guarderà il tuo cielo e lo odierà di un odio nero.

Cara Italia,
nonostante tutto, ti faccio i miei più sinceri auguri. Stai attenta però, hai una pistola puntata alla tempia. E’ azzurra, il tuo colore preferito, con un bel fazzoletto verde annodato sul grilletto.  Aspetta, punta solo alle gambe. Solo al piede del tuo stivale. Bang.

Il paese è reale

Hipsters, proiettili e Madonne di plastica

Ogni giorno carico la mia borsa di tecnologia, matite e carta. Destinazione San Francisco, Mission District. Esco dalla metropolitana, schivo un paio di barboni…

The Passenger trasloca in pianta stabile
La rivoluzione è finita, scrisse cosi’.
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